Dieta Paleo

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Il primo a parlare di dieta paleo è stato S. Boyd Eaton nel 1985. Faceva notare come il genere Homo si sia evoluto essenzialmente come cacciatore-raccoglitore, cibandosi di carne, quella delle prede che riusciva a catturare, pesce, verdura, frutta semi, tuberi. Niente legumi, niente cereali, niente latte.

Il problema con la paleodieta è quanto è successo dopo: sull’onda della paleo sono saltati soggetti di tutti i tipi, specie quelli legati a particolari ambienti sportivi, proponendo variazioni in cui comparivano quantità industriali di carne, grassi a volontà e soprattutto l’immancabile bacon. Il tutto accompagnato dalla rigida esclusione di cereali, legumi, latte. Una confusione che alla fine ha portato a etichettare la dieta paleo come fad diet, una dieta alla moda priva di fondamenti scientifici. Fortunatamente negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi che hanno preso in esame gli effetti della dieta paleo su diverse patologie con risultati molto interessanti.

Il consenso attuale prevede che una dieta paleo sia basata sul consumo di questi alimenti:

  • Carne, di animali allevati all’aperto, di cacciagione ed i animali selvatici, sono comprese le uova rigorosamente da galline allevate all’aperto.
  • Pesce, rigorosamente selvaggio, preferibilmente di acque fredde o azzurro.
  • Vegetali e frutta
  • Semi oleosi e noci
  • Oli e grassi, d’oliva e quello di cocco, tra i grassi lardo e burro.

Gli alimenti da evitare sono:

  • Cereali
  • Legumi
  • Tuberi
  • Carni conservate,
  • Dolci e prodotti industriali.

Ripartizione dei macronutrienti:

  • Apporto di proteine di elevata qualità, intorno a 1,2-1,5 grammi per kg di peso corporeo contro gli 0,9 g/kg peso delle linee guida,
  • Apporto di carboidrati -dal 25 al 50%- provenienti soprattutto da frutta e verdura,
  • Apporto di grassi tra il 30 e il 40%, con un rapporto tra omega6 e omega 3 spostato verso questi ultimi.

Molto interessanti i risultati di studi condotti su soggetti con diabete di tipo 2: la dieta paleo ha evidenziato un miglior controllo glicemico e una maggior sensazione di sazietà, un miglioramento del profilo lipidico e della sensibilità all’insulina con una maggior perdita di peso e un più deciso miglioramento di diversi importanti indici metabolici rispetto ad una tradizionale dieta per diabetici. Risultati che potrebbero, in soggetti selezionati e con piani alimentari ben studiati, far pensare ad un possibile utilizzo di questa dieta nel trattamento del diabete.

Alla fine si tratta di un’alimentazione in cui il grosso dell’introito alimentare è rappresentato da frutta e verdura, con quote importanti di carne e pesce e grassi di qualità, dall’olio di oliva a semi e noci. In genere si fa molto di peggio.

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